Caro Postino,
è già da molto tempo che volevo parlarti, ma sfortuna vuole che i nostri orari lavorativi non ci consentano mai un incontro e non siamo così amici da uscire per prendere un aperitivo, e volendo essere fiscali ci saremo visti al massimo una volta in due anni.
Sai mi piacerebbe conoscerti perchè secondo me hai delle qualità che sfiorano la perfezione, e sono sicuro che frequentandoti magari potrei capire i tuoi segreti e riuscire nella vita come hai fatto o stai facendo tu.
Devo essere sincero parto un po’ prevenuto nei tuoi confronti, e non è colpa dei tuoi colleghi che girano in città senza casco perchè tenerlo sulla testa è roba da bambini o delle tue colleghe a cui ogni mattina il parrucchiere raccomanda di non mettersi in testa quella roba di fibra/policarbonato che inutilmente il codice stradale, ma soprattutto un QI leggermente sopra la media, impone agli altri di indossare.
Eh si, devo essere proprio sincero, la colpa è anche del mio ex compagno di classe delle medie, M.S. che oggi fa il postino, probabilmente molto peggio di te, che è entrato alla posta con un contratto a tempo determinato di 3 mesi quando aveva 18 anni (il pirmo lavoro che non si scorda mai), che poi ha fatto causa alle Poste Italiane S.p.A. e si è fatto assumere a tempo indeterminato (ah ma che bello avere i sindacati quando servono, eh). Oggi lui forse è sceso da quelo motorino e siede al caldo di uno sportello postale, sicuramente alle raccomandate/pacchi, perchè con la matematica non ha mai avuto niente a che fare, Lui.
Molta della diffidenza, però, te la sei guadagnata anche tu in questi due anni.
Il sabato mattina se suoni presto, io lo capisco è il tuo lavoro, però se suoni e poi non arrivi oltre la cassetta delle lettere sei un bastardo, perchè andare alla posta a prendere una raccomandata è come affrontare uno dei gironi dell’inferno dantesco, in cui rischio di rimanere invischiato ogni volta, ma supero anche questo, non suoni tutti i sabato, e di questo ti ringrazio.
Generalmente, e non te ne faccio una colpa, non sei visto di buon occhio perchè ormai non mi scrive più nessuno per chiedermi come sto (fatta eccezione per lo stato, a lui si che importa, i miei beneamati contributi mensili servono come il pane durante la crisi), ma sono solo o rotture di palle o richieste di pagamento generico (acqua, luce, gas, condominio, la Rai) insomma tutte cose poche gradevoli da ricevere.
Passi anche il caro vecchio metodo di lasciare la cartolina gialla, quella su cui tu devi scrivere al massimo 12 numeri, 12.
E’ possibile che tu non sia in grando di scrivere 12 numeri, dico 12 numeri in modo da arrivare allo sportello (magari dopo ore di fila) e non capire quale sia la sequenza esatta di quei 12 numeri, 12.
Però oggi, proprio oggi, mi devi spiegare il motivo per cui io che vivo a Roma Nord Ovest (Zona Aurelia) che ho due uffici postali nel raggio di 1.5km dalla porta di casa, e ci vivo da due anni, come sai e non far finta di non sapere.
Però oggi, proprio oggi, mi devi spiegare il motivo per cui, al solito ufficio postale “Centrale” (tra le altre cose) dopo 40 minuti di coda, tra le 8 e le 9 poste italiane ha una strana concezione del peak e off-peak, mi hanno detto che il numero della cartolina era incomprensibile (vedi sopra) e il timbro che hai lasciato è quello dell’ufficio sbagliato.
Però oggi, proprio oggi, grandissimo testa di cazzo mi spieghi il motivo per cui devo andare a ritirare la mia raccomandata all’ufficio Postale dell’Eur?
Mi auguro che dopo questa mia, sabato mattina ti venga un cagotto di proporzioni mondiali almeno riposo e dormo.
Bellissima… e tristemente vera purtroppo anche a Trieste.
A volte mi lascia i pacchi sopra le cassette della posta (anche se sono in casa) e così rischio che qualcuno me li freghi. Altre volte mi lascia la cartolina ed i pacchi (o le raccomandate), invece di ritirarli all’ufficio vicino a casa, devo ritirarli in qualche ufficio dall’altra parte della città… Infine, forse perchè dorme in piedi, forse perchè è scemo, mette la posta a caso nelle cassette così che fra condomini poi ce la scambiamo a mo’ di figurine.