Le Impronte in Controtendenza

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| P u s h i n’ | O n | by Ciril Breton

Non lo so a me la storia delle impronte digitali non convince in pieno, nè da una parte nè dall’altra.

Sarà che io la faccio sempre troppo facile, e soprattutto non sono nell’occhio del ciclone come i Rom, però se lo stato mi chiedesse le Impronte Digitali non avrei nulla a che ridire, anzi mi viene da sorridere se penso che gli Stati Uniti d’Amercia abbiano le mie impronte e non l’Italia. La privacy è la più grande scusa di tutti i tempi, dopo il mal di testa tanto caro alle donne.

Diamo i nostri cosiddetti “dati sensibili” a chiunque, banche, compagnie telefoniche, televisione, grandi magazzini, insomma compagnie private a scopo di lucro, che dovrebbero tenere questi dati “secretati” e invece casualmente ci arrivano lettere da finanziarie, telefonate da cal center di tutto il mondo e molto altro, e non possiamo farci “scansionare” la mano dal nostro stato? cioè quell’entità che sosteniamo ogni santo momento della giornata, anche semplicemente stato fermi e respirando?

E’ vero che gli USA dopo l’11/9 sono diventati parecchio paranoici, però  quando arrivi al JFK di New York  ti fai 10/15 minuti di fila, infili il dito o la mano (da gennaio ad oggi dovrebbe essere cambiata la normativa) in uno scanner, guardi la webcam, e ti becchi il timbro sul passaporto e vai a prendere il bagaglio. Loro sono contenti e “sicuri”, tu sai che entro i prossimi 3 mesi devi uscire o ti vengono a cercare. Non un sistema perfetto, ma funzionale che personalmente adotterei anche in Europa, mandando il trattato di Shengen in soffitta perchè si è rivelato troppo “utopistico” per una federazione di stati che spesso sono agli antipodi come civiltà ed usanze.

Le accuse di razzismo le capisco, è chiaro che se prendi le impronte nei campi rom e basta ne fai una questione etnica, però se cominci a prenderle a tutti la situazione cambia e di molto, anche se poi ti potresti ritrovare centinaia di Ajeje Brazzo abitanti in Piazza San Pietro.

5 Comments

  1. caro Robye, io ho conosciuto la realtà dei rom, perchè di fronte ad un centro commerciale dove facevo il direttore c’èra il campo nomadi, ho conosciuto un loro capo, mi ha spiegato come funziona la loro organizzazione, dire che è inutile prendere le impronte digitali dei ragazzini rom è dire poco, purtroppo la loro cultura ha dei canoni specifici, la loro organizzazione è molto più intelligente di quanto pensiamo, ogni persona ha un suo destino già stabilito, prima o poi le loro impronte verranno prese e non cambierà nulla. il loro destino è commettere dei furti seguendo insegniamenti e avendo zone di competenza.. Questa storia è solo un mezzo mediatico, niente di più.

  2. Ma infatti io prenderei a tutti le impronte digitali.
    Chiuderei i campi rom, e gli darei un tetto.
    Il primo che sgarra, lo porto alla frontiera e arrivederci.
    Sarà fascista come metodo, ma è meglio di non fare niente

  3. @Acar: No, senza fermarsi.
    Il problema è che l’Europra prima o poi ci imporra di chiudere i campi Rom, e creare strutture adatte come ci sono in tutti gli altri paesi. Che poi sia a Roma o ad Artena (tanto per fare un nome) poco conta.
    Non si possono mandare via perchè non si sa da dove vengono, non li possiamo dare ad altri paesi perchè nessuno lì vuole e soprattutto nessuno di loro ci vuole andare perchè altrimenti finirebbe la pacchia.

    Però c’è bisogno di una soluzione e pure urgente,
    Qual’è?

  4. Per una mia svista sei nella mia blogteca, ma non nel mio Reader: correggo subito. Stavo contollando proprio oggi gli “assenti” da un po’ e ho trovato questo tuo post, onesto e chiaro, che mi trova assolutamente d’accordo: impronte a tutti, bambini non-rom e rom.
    Un tetto a tutti? Non so: nel mio spulciare sul web per un mio post sullo stesso argomento, ho trovato un riferimento ad una Opera Nomadi, in cui si opera un distinguo tra rom, sinti e camminanti. Non so se i rom e i sinti siano stanziali, e allora. sì, un tetto: da guadagnarsi ovviamente col lavoro, come fanno tutti gli altri. Ma ai “camminanti”, se sono nomadi in senso stretto, mi sembrerebbe assurdo fornire per legge una casa, che ritengo sia quanto di più assurdo si possa imporre ad un popolo in perenne spostamento.

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