Così so bono pure io

riprendo un sms mandato ad un caro “grosso” amico, mercoledì dopo aver appreso da Repubblica della divulgazione dei redditi da parte dell’agenzia delle entrate e aver letto che il reddito dichiarato da Beppe Grillo era di 4 milioni e passa.

il testo dell’sms era:

Con 4.2 milioni di Euro so bono pure io a fare beppe grillo e indire VDay

La risposta non so se la posso pubblicare, ma è niente di che tranquilli, e nella sostanza “ha ragione” il mio amico che sostieneche sono guadagnati onestamente quindi non vedo il problema.

Effettivamente se sono guadagnati onestamente non c’è alcun problema alla fine “affari” di Grillo come e quanto guadagna, però io che sono un antiGrillista abbastanza convinto, ci vedo nei suoi milioni di euro l’anno un neo grosso più o meno come Giuliano Ferrara.

Perchè? Perchè parlare ad una platea di precari, allo stesso livello ma con 12.000 euro al giorno in tasca lo rende, a mio modestissimo parere meno credibile, soprattuto quando poi si lamenta se Berlusconi consiglia alle giovani precarie di sposare un miliardario come il figlio, che IO la prendo per quella che è (cioè una battuta) Grillo invece ci riceva 4/5000 commenti (e relativi introiti).

Fatta questa piccolissima premessa, passiamo alla divulgazione su internet delle dichiarazioni dei redditi dei cittadini o meno che dichiarano redditi in Italia e parto con due twitter di mercoledì:

il primo è di sbarrax:

la malattia tutta italiana del gossip a tutti i costi va ben oltre il senso civico di render pubblico il reddito dichiarato

a cui ho risposto così:

@sbarrax io sinceramente non ci vedo senso civico del render pubblico il reddito. Il senso civico è pagare le tasse correttamente.

Se c’è da prendere una posizione su pubblicare o meno i redditi, nella patria del garantismo, io sono CONTRO la pubblicazione dei dati, e cerco di spiegarmi meglio.

Non ho visto di persona quello che riportavano quei dati, e devo essere sincero non ho una gran voglia di farlo, però circolano delle “storie” ancora poche chiare su quali e quanti sono i dati pubblicati.

Sono CONTRO la pubblicazione totale di quei dati, proprio perchè non si può scegliere quali dati far pubblicare, e in un paese in cui dobbiamo/possiamo:

  1. Per un semplice finanziamento di 150 euro mettere dalle 10 alle 15 firme per la legge sulla privacy,

  2. Far firmare il modulo sulla privacy alle persone che fotografiamo, e l’autorizzazione per una eventuale pubblicazione

  3. molte varie e molte eventuali

  4. Non sapere quale numero IO chiamo con il MIO cellulare perchè le ultime tre cifre sono oscurate

  5. Avere il numero di telefono privato ed escluso da qualsiasi tipo di pubblicazione (con madonne varie quando cerchi il numero sulle paginebianche)

Insomma in Italia, posso rendere privato tutto tranne quanto guadagno, quanto spendo in medicine, quanto pago di interessi di mutuo, quanti immobili di proprietà e infine quale abito, insomma tutto senza però poter essere contattato da qualcuno che non si ritrova il mio cellulare e vuole chiamarmi a casa, io trovo che sia questo il problema.

Se si potesse in sede di dichiarazione di oscusare tutto e/o scegliere quali dati far pubblicare, sarei decisamente più favorevole, e non credo nemmano alla storia del controllo “sociale”, che è sta cavolata?

Se per il vicino guadagno troppo e non gli sta bene che succede?

Per esempio, i dati del Catasto sono pubblici o meglio dovrebbero essere pubblici, perchè anche per la consultazione on line c’è da registrarsi, accettare delle clausole di privacy e responsabilità e poi fare l’eventuale ricerca, chiaramente il tutto rimane nel DB dell’agenzia del territornio che nel caso di uso improprio a posteriori, il proprietario dell’eventuale immobile può farti un culo come la sua casa, e lo stesso discorso vale per il controllo cartaceo dei documenti catastali, dove si firma uno scarico di responsabilità.

La cosa più ridicola della questione è la “giustifica” dell’Ex Vice Ministro Visco, che tutto sommato il suo lavoro lo sa fare e pure bene (checchè ne dica l’80% della popolazione):

E’ un fatto di trasparenza, di democrazia, non vedo problemi: c’è in tutto il mondo, basta vedere qualsiasi telefilm americano”

Che cazzata a parte, è preoccupante proprio sul tipo di rapporti che una persona che ricopre quel ruolo ha con il semplice cittadino, che vuol dire basta vedere qualsiasi telefilm americano? Cioè dopo aver scoperto che Babbo Natale non esiste, che Fox Mulder non si chiama realmente così, e che Jetro Gibs non è stato realmente in IRAQ, devo rivedere tutte le mie convinzioni?

Fatto sta, che comunque l’unica verità l’ho sentita da Ricucci, che proprio onesto non è o almeno non lo è stato negli anni scorsi:

“[...] non è vero nel 2005, non ho guagnato così “poco” perchè in realtà ho le società che fatturano e dichiarano separatamente da me [...]“

Che poi è LA verità, per la storia che i “professionisti” e i “commercianti” dichiarano meno degli insegnanti, vabbè non tutti almeno una buona piccola parte.

3 Comments

  1. Concordo con il tuo lungo commento. Anche perchè mi da particolarmente fastidio il discorso “privacy” in generale. Da quando hanno fatto questo cazzo di legge devo sempre firmare mille documenti per qualsiasi pratica, ci sono sempre mille difficoltà per qualsiasi cosa, però poi mi sbattono in piazza tutti i miei dati, mi telefonano cani e porci per qualsiasi proposta commerciale nonostante abbia specificatamente detto che non accetto pubblicità, ecc… Insomma è una legge che viene applicata solo quando fa comodo.

  2. A proposito, ora che i dati circolano peer-to-peer, come faremo ad essere sicuri che sono corretti? Se li avessi scaricati io sicuramente mi sarei divertito a taroccare un po’ di dati e poi rimetterli in rete tanto per vedere che effetto che fa… :-P

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