Ad agosto, il momento migliore per proporre leggi, il Governo nella persona di Prodi e del ministro dell’attuazione del programma, ha presentato una proposta di legge, passata effettivamente un po’ sotto voce, e lo scorso 12/10 è stata ratificata con una proposta legge lunga 20 pagine, che il potete scaricare da Repubblica.it  (lettura chiaramente consigliata, ma che credo ci lasci un po’ di amaro in bocca, e che farò a "pezzi" )

Sostanzialmente se il disegno di legge fosse approvato, anche i blog si dovrebbero iscrivere al ROC, con implicazione di bolli, moduli e procedure varie, che limiterebbero molto la possibilità a probabili nuovi blogger di aprire al web le loro idee,  perchè verrebbero in un certo senso equiparati alle testate giornalistiche anche se di giornalistisco, spesso hanno molto poco (soprattutto nel caso del sottoscritto) con relativo direttore di testata iscritto all’albo dei giornalisti, e così anche a quelli che già sono on line da diverso tempo, cercare di organizzarsi o chiudere lo spazio web.

La definizione di attività editoriale è chiara e lascia pochi spunti:

"Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative"

Se c’è una sostanza e un perchè in questa proposta di legge va ricercata in poche pochissime motivazioni e la mia mente malata crede che ce ne sia una sola, e cioè limitare e controllare le pubblicazioni on line e difendere chi fino ad oggi a torto o a ragione non ha potuto far molto contro i blog o blogger che lo perculeggiavano, diffamavano, o in alternativa gli davano del pazzo furioso.

Come il disegno di legge delle copie dei blog da depositare presso la Biblioteca di Firenze e di Roma, fermata in un primo momento per aspettare un regolamente che ci ha messo due anni ad arrivare e che oggi non so che fine abbia fatto, è una di quelle cose che difficilmente in un paese moderno potrebbe passare, ma in Italia no, qui viene fatta passare con tutela dell’art. 21 della costituzione mentre il sottoscritto la vede esattamente al contario, e la cosa mi preoccupa e non poco.

Insomma pronti con le nuove Radio Londra o Zor"ate" perchè i prodotti discografici e audiovisivi non saranno sottoposti a questo vincolo.

A noi poveri blogger che col bloghettino ci divertiamo e poco altro non ci resta che rimanere alla finestra, e sperare che l’ennessima cazzata politichese sia rispedita alla mente geniale che l’ha proposta.

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