E serve un albo?

Ero indeciso sul titolo e forse si addiceva di più: Come un bambino delle elementari o medie, con le mani e la bocca sporca di marmellata, ma vabbè è il mio periodo polemico.

Questo è il Giornale:

“Sessantadue anni, Aung San Suu Kyi è una politica birmana attiva da molti anni nella difesa dei diritti umani.

Sin da giovane si impone nella scena nazionale del suo paese, devastato da una pesante dittatura militare, come leader di un movimento non-violento, tanto da meritare i premi Rafto e Sakharov, prima di essere insignita del premio Nobel per la pace nel 1991.

La vita di Aung San Suu Kyi, è stata travagliata già dai primi anni di vita, infatti suo padre, uno dei principali esponenti politici birmani, dopo aver negoziato l’indipendenza della nazione dall’Inghilterra nel 1947, fu ucciso da alcuni avversari politici nello stesso anno, lasciando la bambina di appena due anni, oltre che la moglie, Khin Kyi e altri due figli, uno dei quali sarebbe morto in un incidente.

Dopo la morte del marito, Khin Kyi, la madre di Aung San Suu Kyi, divenne una delle figure politiche di maggior rilievo in Birmania, tanto da diventare ambasciatrice in India nel 1960″

Questa è Wikipedia:

“Aung San Suu Kyi – in birmano , [àu? s?á? s? t?ì] – (Rangoon,Ê19 giugnoÊ1945) è una politica birmana, attiva nella difesa dei diritti umani.

Sin da giovane si impone nella scena nazionale del suo paese, devastato da una pesante dittatura militare, come una leader del movimento non-violento, tanto da meritare i premi Rafto e Sakharov, prima di essere insignita del premio Nobel per la pace nel 1991.

La vita di Aung San Suu Kyi è stata travagliata già dai primi anni di vita. Suo padre, uno dei principali esponenti politici birmani, dopo aver negoziato l’indipendenza della nazione dall’Inghilterra nel 1947, fu infatti ucciso da alcuni avversari politici nello stesso anno, lasciando la bambina di appena due anni, oltre che la moglie, Khin Kyi, e altri due figli, uno dei quali sarebbe morto in un incidente.

Dopo la morte del marito, Khin Kyi, la madre di Aung San Suu Kyi, divenne una delle figure politiche di maggior rilievo in Birmania, tanto da diventare ambasciatrice in India nel 1960″.

Non credo che ci sia da agguingere altro, si commenta da solo.. poi però magari Rizzo e Stella dopo La Casta dei politici, ci parleranno anche della casta dei giornalisti e dei privilegi di cui il fenomeno di cui sopra gode.

Via Numero 6

6 Comments

  1. Non sono d’accordo. Il cattivo lavoro fatto da uno non può giustificare la cancellazione di un albo che certifica la qualità di chi scrive. Le mele marce ci sono ovunque, ma non ritengo corretto che la cancellazione di un ordine professionale possa migliorare la situazione.

    Certo ci sono molte cose che non vanno all’interno della categoria (ad esempio un contratto nazionale assente da più di due anni e mezzo), ma possono, anzi devono, essere risolte in altri modi.

    Personalmente mi sono fatto il culo per essere iscritto all’albo e non vorrei che questo “mazzo” fosse vanificato da iniziative ingiuste e discutibili.

    Detto questo il giornalista del Giornale è vergognoso e hai fatto bene a segnalarlo.

  2. @ Francesco: non ho mai detto che l’albo va cancellato, però non è un episodio isolato è forse il più lampante.

    Il fenomeno o “giornalista” che ha scritto “Il Giornale” ha fatto un copia e incolla degno di un bambino o del sottoscritto che tiene un blog alla cazzo giusto per passare un po’ di tempo, solo che io non vengo pagato, non ho una pensione a parte, non ho il contratto di lavoro tra i più ricchi.

    Ora premesso che il mazzo te lo saresti fatto comunque ed è era un tuo dovere, perchè dovrebbe continuare ad esistere visto che è una professione che ormai fa chiunque, compresi politici e “personaggi” che fanno fare tante tirature che non sono minimamente iscritte all’albo, e chi è iscritto invece fa cose di questo genere o tutte le altre cose che si vedono/sentono ogni giorno.

    Se per “l’abilitazione” fossero necessari gli stessi requisiti, e le stesse procedure compreso esame finale, non sarebbe la stessa cosa?

  3. Capisco il tuo ragionamento e sono convinto anche io che ci siano certe situazioni associabili al concetto di “casta”. Servirebbe maggiore serietà da parte di tutti soprattutto in una professione dal rilievo sociale così elevato. Sono altresì convinto che serva una maggiore selezione in cui solamente i più meritevoli e capaci debbano avere il tesserino che, diciamoci la verità, oggi è rilasciato più facilmente della patente.

    Sono il primo comunque che rinuncerebbe a certi privilegi che la tessera mi fornisce e diciamo che nel tuo elenco te ne sei dimenticati un paio davvero niente male (tipo i DICO garantiti a prescindere come ai parlamentari).

    Detto questo ti faccio ancora i complimenti per aver sottolineato il fatto.

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